Sport e sesso, niente più tabù

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Sport e sesso, niente più tabù

George Best, estroso attaccante e simbolo del Manchester United degli anni ’60-‘70, piuttosto incline ai bagordi notturni, appassionato di alcol e belle donne, non era certamente uno che dovevi pregare perché trascorresse notti infuocate tra le lenzuola con le sue innumerevoli fan. Barba incolta, capello lungo, aria da “dannato” ed un portafogli che faticava a contenere carte di credito e banconote: facile immaginare che avesse uno stuolo di donne al seguito e che fosse costretto a veri e propri tour de force per riuscire ad “accontentare” tutte le sue ammiratrici. E le sue vigilie di partita- la cronaca di quei tempi lo attesta- non erano propriamente dedite alla meditazione solitaria ed alla trance agonistica. Arrivando ai giorni nostri e alle cronache più recenti, un altro calciatore celebre per le sue scorribande fuori dal campo (oltre che per le sue pur incredibili gesta sportive sul rettangolo verde) è Christian -Bobo, per tutti- Vieri. “Veline”, soubrette, showgirl, modelle da sogno per milioni di maschi italiani, sono state tutte preda dell’ariete di origini australiane che, ancora oggi, seppure non sia più in attività, continua a “mietere vittime” illustri in camera da letto, incrementando un curriculum di tutto rispetto e per questo idolo dei social network e re indiscusso della stampa gossippara. Anche Bobo –come racconta lui stesso nella sua biografia- non disdegnava gli appuntamenti fuori dal campo e le scappatelle pre partita o pre e post allenamento.

In comune questi due calciatori non hanno solo il feeling con le belle donne: questi qui erano e rimangono impressi nella storia del calcio per le loro prestazioni incredibili in campo. Certo, si, è capitato anche che siano sembrati dei brocchi con la palla tra i piedi – soprattutto nel caso di Best, affaticato dagli effetti dell’alcol- ma si tratta comunque di casi sporadici, che non sono affatto riusciti a prendere il posto di gol mirabolanti e gesti tecnici superlativi, nel cuore di migliaia di appassionati di questo sport.  E allora viene da chiedersi se il binomio sesso-sport che ci hanno sempre fatto passare per qualcosa da evitare, perché deleterio per le prestazioni agonistiche(se praticati a breve distanza di tempo tra loro), non sia poi così demoniaco come ci hanno fatto credere. E in effetti, andando più a fondo nella questione, le sorprese non mancano e la teoria per cui molti atleti credono che l’attività sessuale in prossimità di un evento sportivo sia solo un inutile spreco di energie, che va a condizionarne le prestazioni, viene a cadere.

La ricerca scientifica, infatti, nel corso degli anni ha compiuto diversi studi in merito, arrivando alla conclusione secondo cui il rapporto sessuale non sia affatto controproducente per gli atleti e che, anzi, in alcuni casi specifici (ed in particolare tra gli uomini), funzioni addirittura da elemento “dopante” naturale, poiché alza i livelli di testosterone che notoriamente accompagna i comportamenti aggressivi. Quella stessa aggressività che in alcuni sport risulta fondamentale per raggiungere gli obiettivi ed i traguardi che ne derivano. Aiutandoci con i risultati scientifici, andando a ritroso nel tempo, già nei primi anni 70, all’Università di Maryland, Warenjohnson aveva sottoposto 14 atleti sposati a test di forza e di resistenza prima a distanza di 12 ore, poi a distanza di 6 ore da un rapporto sessuale, senza rilevare differenze significative nei loro comportamenti.

Un’altra recente indagine americana ha evidenziato che l’attività sessuale non è più stressante sull’apparato cardiocircolatorio di molte altre attività quotidiane, come il camminare o il salire le scale. Infatti, la quantità di energia necessaria per svolgere un atto sessuale si è dimostrata equivalente a quella spesa per salire due rampe di scala in un minuto, e cioè tra le 150 e le 300 calorie. Un dispendio, perciò, tranquillamente compensato da una buona dormita di almeno otto ore. Tutt’al più il problema potrebbe essere di natura psicologica, per il coinvolgimento emozionale connesso all’attività sessuale: ma di sicuro è altrettanto pesante dal punto di vista emotivo la “repressione” del desiderio sessuale. Ad ulteriore conferma poi vengono recenti ricerche citate dal New York Times. Di studi scientifici in realtà, specificano gli statunitensi, ad oggi ce ne è stato solo uno degno di nota, condotto nel 1995 all’Università del Minnesota. Si è trattato di misurare la performance atletica in 11 uomini sia dopo che avevano avuto un rapporto sessuale la notte precedente, sia dopo un periodo di astinenza. Lo studio è stato effettuato tramite il test del tapis roulant, una misurazione di routine della performance atletica. Ebbene ciascun soggetto ha evidenziato un’ottima prestazione in entrambe le occasioni, chiara conferma della mancata interferenza negativa della prestazione sessuale.

Peraltro, psicologi eminenti spiegano che l’astinenza forzata fa più danni di una moderata attività sessuale. Per quanto concerne l’effetto dell’attività fisica sulla prestazione sessuale, bisogna considerare che fare sesso è essenzialmente un atto fisico. Aspetti psicologici a parte, i parametri fisiologici sono gli stessi e riguardano gli apparati cardiovascolare, respiratorio, muscolo-tendineo oltre, naturalmente, quello genitale. Nell’esperienza di sportivi a livello amatoriale o per fitness, il sesso non è più considerato come elemento di disturbo della performance.  Per ora, nonostante le rivelazioni scientifiche, calciatori ed atleti in genere dovranno ancora attendere: tuttora, allenatori e presidenti delle società sportive, al rapporto sessuale, specialmente a ridosso della competizione, per i loro atleti sembrano preferire l’allenamento e lo stress fisico e mentale.

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